Cedolare secca al 5% sugli affitti concordati: cosa prevede la proposta per il 2027

22 Ottobre 2026 in Notizie Fiscali

Tra le ipotesi per la Legge di Bilancio 2027 anche il dimezzamento della cedolare secca sui contratti a canone concordato. 

Ecco quanto potrebbero risparmiare i proprietari e cosa manca per l'approvazione.

La cedolare secca sugli affitti a canone concordato potrebbe scendere dal 10% al 5% con la prossima Legge di Bilancio 2027. 

È una delle ipotesi emerse nel dibattito sulle misure fiscali per il settore immobiliare, con l'obiettivo di incentivare le locazioni di lungo periodo e aumentare la disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili.

La proposta punta a rendere fiscalmente più conveniente l'affitto a canone concordato, incoraggiando i proprietari a mettere sul mercato gli immobili attualmente sfitti o destinati ad altre forme di locazione.

Al momento, tuttavia, la riduzione al 5% non è stata approvata: si tratta di un'ipotesi che dovrà eventualmente trovare spazio nel testo della manovra 2027.

Scarica qui un riepilogo delle regole permi contratti concordati

Per le altre anticipazioni leggi: Legge di Bilancio 2027: cosa cambia per partite IVA, imprese e lavoratori             

Cedolare secca al 5%: cosa cambierebbe per i proprietari

Attualmente, la cedolare secca prevede un'aliquota ordinaria del 21% per le locazioni abitative, mentre per i contratti a canone concordato che rispettano i requisiti di legge si applica l'aliquota agevolata del 10%.

Con la proposta allo studio, quest'ultima verrebbe ulteriormente dimezzata, passando al 5%.

Il regime della cedolare secca è opzionale e consente alle persone fisiche che affittano immobili abitativi al di fuori dell'attività d'impresa o professionale di sostituire l'IRPEF e le relative addizionali con un'imposta sostitutiva, evitando inoltre il pagamento delle imposte di registro e di bollo sui contratti interessati.

Il canone concordato, invece, viene determinato sulla base di accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini, che stabiliscono fasce di prezzo tenendo conto della zona e delle caratteristiche dell'immobile.

Quanto si risparmierebbe con la cedolare al 5%?

Secondo le simulazioni riportate da ANIA Inquilini, il dimezzamento dell'aliquota potrebbe produrre risparmi significativi per i proprietari.

Ecco due esempi di confronto tra tassazione attuale e quella ipotizzata:

Canone annuo Cedolare 10% Cedolare 5% Risparmio
8.400 euro (700 euro al mese) 840 euro 420 euro 420 euro
12.000 euro (1.000 euro al mese) 1.200 euro 600 euro 600 euro

Si tratta di calcoli esemplificativi, riferiti alla sola imposta sostitutiva, che presuppongono l'approvazione della nuova aliquota e il rispetto delle condizioni per accedere all'agevolazione.

Affitti concordati, il parere delle associazioni dei proprietari

La possibile riduzione della tassazione è stata accolta favorevolmente dalle associazioni della proprietà immobiliare, che sottolineano però la necessità di affiancare agli incentivi fiscali maggiori garanzie per i locatori.

Il presidente nazionale di Confabitare, Alberto Zanni, ha evidenziato che un'aliquota al 5% potrebbe rendere più conveniente la locazione di lungo periodo rispetto agli affitti brevi, favorendo il ritorno sul mercato residenziale di immobili oggi destinati alle locazioni turistiche.

Secondo l'associazione, tuttavia, la sola riduzione fiscale non sarebbe sufficiente senza interventi sui rischi di morosità e sui tempi necessari per ottenere la restituzione dell'immobile.

Unioncasa ha invece sottolineato l'opportunità di riservare l'eventuale beneficio ai contratti a canone concordato, evitando di estenderlo indistintamente alle locazioni a canone libero.

Cedolare al 5% dal 2027: cosa manca per l’entrata in vigore?

L'eventuale introduzione della cedolare secca al 5% richiederà una specifica disposizione normativa.

Restano da definire diversi aspetti, tra cui la platea dei beneficiari, i contratti interessati e l'applicabilità dell'agevolazione alle locazioni già in essere.

Dovranno inoltre essere valutate le risorse necessarie a finanziare la riduzione del gettito fiscale.

Fino all'approvazione di nuove disposizioni, quindi, continua ad applicarsi l'aliquota agevolata del 10% per i contratti a canone concordato che soddisfano i requisiti previsti dalla normativa vigente.